Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Parte IV

Amazingedit Lantern Festival - China

Scritto da Tai Pan

Chi non avesse ancora letto i capitoli precedenti può farlo cliccando a sinistra della home-page sul link STORIE DELLA MIA VITA.

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CAPITOLO 4 – LA NEGOZIAZIONE COMMERCIALE – DIFFERENTI CULTURE

Iniziare la giornata, come vi ho raccontato nella parte 3, con l’affascinante incontro all’alba con il Tai Chi Chuan mi aveva messo di ottimo umore nonostante sentissi gli effetti fisici della notevole differenza di fuso orario fra l’Italia e la Cina. Alle 8 in punto i funzionari dell’ente commerciale del governo cinese passarono a prendermi e in auto percorremmo tutta la Nanking Road fino ad arrivare all’angolo con il Bund che non era altro che la strada che costeggiava il fiume Huangpu e che veniva anche identificata come Zhongshan Dong Yi Lu e cioè la Prima Strada Zhongshan est. Ci fermammo davanti ad un edificio molto particolare, costruito in stile coloniale come quasi tutti quelli della zona alla fine del diciannovesimo secolo per dare lustro a quella che allora era la florida concessione inglese di Shanghai. Quella era la sede dell’ente cinese con il quale dovevo avere la mia prima negoziazione.

Il Bund nella Shanghai degli anni '80

Il Bund nella Shanghai degli anni ’80

A 27 anni avevo già avuto in altre occasioni di lavoro il problema di apparire troppo giovane e quindi a causa del mio primo viaggio in Cina mi ero fatto crescere la barba, cosa che scoprii dopo essere assolutamente inusuale per i cinesi e che mi trasformò in una sorta di star poiché a quei tempi sia la barba che i capelli erano biondi, al contrario di oggi che sono entrambi bianchi, e la cosa unita ai miei occhi azzurri scoprii che aveva ulteriormente confermato il concetto del termine Gweilo e cioè diavolo straniero poiché nessun cinese era biondo o aveva gli occhi azzurri.

1980s Shanghai Bund

Il Bund nella Shanghai degli anni ’80

Tralascio tutti i convenevoli ed i particolari della negoziazione raccontandovela nei punti essenziali per arrivare all’aspetto principale della stessa: il concetto cinese di perdere la faccia commercialmente, a me assolutamente sconosciuto fino a quel giorno che per me quindi si rivelò un po’ traumatico, concetto che mi fece capire quante differenze esistevano fra la cultura italiana e quella cinese e che in effetti mi arricchì interiormente facendo nascere quello che si rivelò poi un vero e proprio “innamoramento” da parte mia verso la Cina e la cultura cinese, quello stesso innamoramento che ancora oggi dopo 30 anni mentre scrivo mi sta facendo emozionare.

Shanghai manifesto 2

Come dicevo la negoziazione iniziò mentre sorseggiavamo una tazza di thè fumante e il funzionario preposto, che era responsabile del dipartimento di maglieria e che aveva con sé 2 funzionari giovani che seguivano ogni sua parola e gesto con deferenza e ammirazione, esaminò i miei campioni di capi confezionati portati dall’Italia e, dopo lunghe consultazioni con gli altri funzionari giovani e con altre 2 persone della fabbrica che avrebbe dovuto fare la produzione, mi comunicò quelli che disse con un sorriso essere i migliori prezzi che potevano offrirmi. In effetti i prezzi italiani di quei prodotti erano molto più alti quindi dopo una veloce riflessione gli comunicai che andavano bene ringraziandolo.

Il Bund di Shanghai nel 1930

Il Bund di Shanghai nel 1930

Today's Shanghai Bund

Il Bund di Shanghai oggi

Ed allora accadde una cosa incomprensibile per me, giovane inesperto alla prima negoziazione in Cina: il responsabile cinese sbiancò in volto ed i suoi lineamenti si contrassero in una espressione dura e sgomenta al tempo stesso; intuii che gli altri funzionari e i 2 della fabbrica chiesero a lui in cinese spiegazioni e quando lui rispose si misero sommessamente a ridere, guardandolo con aria divertita. Allora non sapevo che per i cinesi la negoziazione commerciale era quasi un rito che prevedeva, anche se il prezzo offerto inizialmente andava già bene, di fare comunque una accesa discussione per cercare di ottenere uno sconto altrimenti chi aveva fatto l’offerta perdeva la faccia perché voleva dire che aveva fatto un’offerta iniziale talmente bassa che avrebbe potuto certamente potuto ottenere un prezzo più alto da chi aveva di fronte, e in quel caso l’aggravante per lui era che aveva di fronte un giovane gweilo al suo primo viaggio commerciale in Cina! E questo rito della negoziazione scoprii poi che avveniva ogni giorno, tutti i giorni e dovunque, nei negozi e nelle sale discussione degli enti governativi cinesi di esportazione, nei mercatini abituali di alcune aree e in alcune strade dove i contadini che arrivavano dalla campagna in bicicletta vendevano occasionalmente i loro prodotti.

View of Shanghai buildings in the 1980s

Shanghai negli anni ’80

Avevo commesso il mio primo “grave” errore ponendomi nella negoziazione da gweilo ma da lì nacque poi col tempo il mio piccolo grande segreto che mi permise per circa 12 anni di avere proficui rapporti commerciali con la Cina: studiare e imparare dai cinesi il loro modo di agire e di pensare figli della loro affascinante cultura e diventare un po’ cinese anche io ponendomi nei rapporti e nelle negoziazioni come se fossi stato uno di loro, come in effetti avevo letto di Dirk Struan nel romanzo Tai Pan di James Clavell del quale vi ho parlato in precedenza, e questo mi fece guadagnare gradatamente il loro rispetto e mi permise anche di stabilire poi dei rapporti personali con alcuni di loro, cosa a quei tempi assolutamente osteggiata dal governo cinese.

Shanghai bimbo 1

Ma la mia prima giornata di contatti con i funzionari cinesi non si concluse qui perché mi capitò un episodio esilarante ed imbarazzante al tempo stesso nella toilette di questo ente ed ebbi anche il mio primo “contatto” con la vera e per me meravigliosamente gustosa cucina cinese ma questo ve lo racconterò presto rispettivamente nei capitoli 5 e 6 delle avventure di Tai Pan.

Shanghai capodanno 1

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