Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Parte 7

tai pan 7 copertinaScritto da Tai Pan

Chi non avesse ancora letto gli episodi precedenti potrà farlo cliccando sul link “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

Gli autobus e la fuga/scomparsa del collega importatore

Come vi dicevo nell’episodio 6, terminata la giornata di incontri commerciali i funzionari dell’ente cinese ci accompagnarono, come sempre molto gentili, intorno alle 16.30 al nostro albergo, il Park International Hotel, situato nel cuore della Nanking Road e quindi di Shanghai. Questo albergo, insieme al Peace Hotel, era il più frequentato e rinomato fra i pochi operatori commerciali stranieri che a quei tempi visitavano Shanghai per affari. Costruito nel 1932, 51 anni dopo risultava fra i più adatti ad accogliere degli ospiti stranieri anche perchè agli inizi degli anni ’80 in Cina non erano ancora presenti le grandi catene internazionali di alberghi.
I 2 “colleghi commerciali” ed io, essendo ancora presto, decidemmo di fare una passeggiata sulla “mitica” Nanking Road e appena lasciata la hall ci ritrovammo immersi nella fiumana umana che popolava i marciapiedi per circa 19/20 ore su 24.

Shanghai Nnkg Road 2

Le persone camminavano freneticamente e spesso, quando erano vicine sullo stesso lato del marciapiedi le 2 direzioni di marcia, capitava che chi era ai bordi di uno dei 2 gruppi urtasse o fosse urtato da chi andava in direzione opposta. In Italia in una situazione del genere le persone si sarebbero fermate apostrofandosi a vicenda o con un formale “scusi” o con un più aggressivo “ma guardi dove va!”; intorno a me invece vedevo che quelli che si urtavano sembrava che assorbissero il “colpo” quasi rimbalzando l’uno sull’altro e, dopo la “collisione”, proseguivano il loro percorso senza minimamente scomporsi e senza degnarsi di uno sguardo, in definitiva come se la cosa fosse normale e appartenesse alla realtà quotidiana, come poi in effetti capii col tempo che era.

Shanghai strade 1

Ci accorgemmo che erano le 17 non guardando l’orologio ma bensì perché cominciammo a vedere all’improvviso una sorta di “torrente in piena” di esseri umani che da tutte le direzioni confluiva verso le fermate degli autobus che c’erano sulla strada. Ci fermammo incuriositi per vedere cosa avveniva quando arrivava l’autobus e perché volevamo capire chi erano e cosa facevano dei vecchietti che stazionavano nei pressi delle fermate con una fascia bianca sul braccio destro sulla quale era riportata una scritta in caratteri cinesi per noi ovviamente incomprensibile. Notai anche che sul viso del collega che visitava la Cina da tempo era comparso uno strano ed enigmatico sorriso che quando gli chiesi spiegazioni diventò ancora più marcato, ma non ottenni risposta.
All’arrivo degli autobus, 2 contemporaneamente, mi trovai davanti a uno scenario che ancora oggi ricordo come se il tutto fosse accaduto pochi giorni fa!

Shanghai Bus 2

La massa di persone ondeggiò e fremette come se fosse un unico essere precipitandosi convulsamente verso gli autobus e mentre le persone salivano inciampando e spingendosi vicendevolmente vidi e capii quale era il compito dei vecchietti con la fascia bianca al braccio: dovevano spingere le persone negli autobus, seppi poi incaricati e pagati ufficialmente dalla Municipalità di Shanghai per svolgere questa specifica “funzione”, per riempire quanto più possibile ogni vettura! Vidi gli autobus ripartire con le persone all’interno pigiate le une contro le altre in un modo pazzesco, al punto che alcuni erano con il busto fuori dai finestrini per riuscire ad avere un po’ di spazio in più!

Shanghai Bus 1

A quel punto io e l’altro importatore di prodotti tessili al primo viaggio commerciale come me ci accorgemmo che l’altro italiano era scomparso! Dopo un attimo di stupore pensammo che, vista la confusione, fosse rientrato da solo in albergo per cui ci dirigemmo verso lo stesso. Giunti a destinazione apprendemmo con sgomento dalla reception che lui non c’era. Entrambi molto agitati e preoccupati per questa misteriosa “scomparsa” ci recammo al bar e, sorseggiando un drink per stemperare la tensione, cominciammo a fare le varie ipotesi: si è smarrito nella calca della gente, è stato rapito? Parlammo a lungo anche dell’eventualità di denunciare la scomparsa alle autorità cinesi ma eravamo indecisi sul da farsi e decidemmo di attendere ancora un po’ per vedere se la persona rientrava per cui andammo a fare una doccia.

Shanghai lungo Huangpu river

Verso le 19 eravamo di nuovo seduti nella hall a discutere sul da farsi quando all’improvviso vedemmo rientrare la persona! Nel corrergli incontro mi accorsi che aveva ancora “stampato” sul viso quel sorriso enigmatico. Ci sedemmo tutti e gli chiedemmo di raccontarci cosa gli era accaduto e quello che giunse alle mie orecchie mi lasciò in una via di mezzo fra una “divertita” incredulità e la voglia di dirgli che era un incosciente: ci raccontò che in uno dei suoi viaggi precedenti aveva scoperto che salendo sugli autobus a quell’ora le persone erano talmente pigiate le une sulle altre che lui poteva tranquillamente “dedicarsi” a fare delle “palpatine” alle giovani donne cinesi, cosa altrimenti impossibile…per cui ripeteva questo “rito” ogni volta che si trovava a Shanghai! Incredibile, grottesco ed esilarante al tempo stesso! Anche questo avveniva nella Shanghai del 1983! Ma c’è ancora un ultimo “particolarissimo” accadimento di quella mia indimenticabile prima giornata cinese: la cena al Jin Jian Club e la stupefacente scoperta di come veniva pulita la moquette delle sale del ristorante al termine del servizio, quindi a presto con l’episodio 8!

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