Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 8

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Scritto da Tai Pan

Chi non avesse ancora letto gli episodi precedenti, potrà farlo cliccando sul link “Storie della mia vita”, in alto a sinistra della pagina.

La cena al Jinjiang Club, il pianoforte e la Rivoluzione Culturale

Dopo avere ascoltato tutto il racconto delle “imprese” del nostro collega sugli autobus di Shanghai nell’ora di punta della chiusura degli uffici, decidemmo di andare a cena in un posto tipico e chiedemmo suggerimenti alla reception del nostro albergo. Ci fu consigliato il Jinjiang Club, una struttura caratteristica che era stata molto frequentata in particolare dagli inglesi durante il periodo del loro protettorato a Shanghai, agli inizi del secolo scorso.

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Il taxi ci portò a destinazione e ci trovammo di fronte ad una struttura di impronta coloniale circondata da prati verdi ed alberi. Entrando sentii un piacevole suono di pianoforte che purtroppo si interruppe poco dopo. Ordinammo diverse pietanze basandoci principalmente sui piatti che avevamo gustato a pranzo con i funzionari commerciali cinesi perché avevamo paura di ordinare altri piatti a noi sconosciuti che sarebbero potuti essere non di nostro gusto. Mentre chiacchieravamo, nell’attesa che ci portassero quanto ordinato, delle emozioni della nostra prima giornata cinese, io avevo iniziato a fare un bilancio della stessa, convinto che oramai volgesse al termine senza più riservarmi sorprese. Assolutamente errato perché il Jianjiang Club stava per regalarmi altri 2 “accadimenti” molto particolari anche se diversi l’uno dall’altro: il primo molto toccante a livello umano ed il secondo estremamente sorprendente per la sua singolarità…

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Durante la nostra chiacchierata pre-pranzo all’improvviso sentii nuovamente suonare il pianoforte e la cosa mi incuriosì. Mi alzai ed andai a fare un giro della struttura per scoprire chi suonava. Rimasi sorpreso quando, guidato dal suono, raggiunsi una sala dove vidi il pianoforte che veniva suonato da un giovane cinese con la divisa da addetto alla sala ristorante; mi fermai sulla soglia “gustandomi” la musica ma ad un certo punto chi suonava si accorse della mia presenza e, mostrando grande imbarazzo, scattò in piedi verso di me e, scusandosi ma non capivo per quale motivo, mi chiese cosa poteva fare per me.

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Iniziammo a parlare sentendo entrambi una improvvisa e crescente empatia reciproca e lui mi spiegò che era il responsabile della sala ristorante e, scusandosi ancora perché aveva fatto quella piccola “pausa musicale”, mi disse che aveva studiato pianoforte e il suo sogno era stato quello di diventare un musicista. Gli dissi che ero rimasto sinceramente incantato di fronte alla sua bravura al piano e stavo per chiedergli come mai non aveva seguito il suo sogno ma un cameriere arrivò per dirmi che stavano per servire al nostro tavolo per cui io e il mio nuovo amico musicista/responsabile sala ristorante di nome Yang ci dirigemmo verso la stessa sorridendoci vicendevolmente ed affabilmente. Solitamente un responsabile di sala, tranne in casi molto particolari, non serve ai tavoli ma bensì controlla e dirige i camerieri che vi operano; invece io notai con stupore che Yang rimase vicino al nostro tavolo continuando a conversare con me mentre i camerieri disponevano le pietanze al centro del tavolo e, quando gli stessi si allontanarono, continuando a conversare con me come se ci conoscessimo da anni, mi servì come se fosse il mio cameriere personale. Capii poi che faceva tutto ciò non solo per riguardo e simpatia verso di me ma anche e soprattutto perché così potè brevemente raccontarmi la sua struggente e commovente storia riguardo la musica: mi disse che apparteneva ad una famiglia agiata che da ragazzo gli aveva permesso di studiare musica comprandogli anche un piano che lui custodiva gelosamente in casa suonandolo spesso.

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Purtroppo durante la Rivoluzione Culturale lanciata da Mao per emancipare il popolo cinese ci furono diversi episodi di violenza ingiustificata e gratuita e lui fu oggetto di uno di questi. Un giorno si presentarono a casa della sua famiglia un gruppo di giovanissime guardie rosse che entrarono in casa apostrofando lui e la sua famiglia come antirivoluzionari segnalati da diverse persone del quartiere; urlando tutto ciò, presero il pianoforte di Yang ed iniziarono a spingerlo verso la finestra aperta, gridando che era un oggetto tipico da antirivoluzionari e che lo avrebbero distrutto! Yang si oppose con tutte le sue forze mentre i genitori urlavano terrorizzati e nel tentativo di impedirne la distruzione che invece purtroppo avvenne, Yang finì con entrambe le mani sotto il pianoforte rovesciato dalle guardie rosse e si procurò fratture multiple scomposte a tutte le dita di entrambe le mani!

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Dopo l’incidente trascorsero diversi mesi per la riabilitazione ma non riuscì più a recuperare la piena funzionalità delle dita per cui dovette comunque rinunciare al suo sogno da musicista, diventando quindi capo sala del ristorante, ed ogni tanto, mi disse, suonava brevemente qualcosa al piano ma poi era costretto a smettere quasi subito per i fortissimi dolori che gli davano le dita quando pigiava i tasti. Una storia commovente al termine della quale avrei voluto alzarmi per abbracciare Yang ma il responsabile del ristorante venne, poi mi spiegò il mio amico, a richiamarlo perché doveva occuparsi della sala e non poteva continuare a stazionare vicino a un solo tavolo, il nostro. Finita la cena ci trattenemmo fino a quando il nostro tavolo rimase l’unico ancora occupato, la cucina aveva chiuso e nella sala di fronte alla nostra il personale stava consumando il pasto. Yang mi raccontò del responsabile del ristorante che lo aveva redarguito e mentre lo faceva io notai che quando la porta della sala di fronte si apriva e richiudeva mi sembrava di vedere qualcosa che si muoveva velocemente a terra sulla moquette. Chiesi a Yang cosa fosse e lui, sorridendo, mi rispose che se volevo capire dovevo seguirlo. Mi alzai e lo seguii incuriosito e la scena che vidi quando lui aprì la porta mi lasciò senza fiato: gli addetti ai lavori mangiavano seduti ad uno dei tavoli ed a terra, ecco cosa avevo intravisto, sulla moquette scorazzava un gruppetto di 5/6 topolini che si muoveva uniformemente da una parte all’altra della sala mangiando e portando via tutti i residui dei pasti che erano appunto a terra, operando come una sorta di aspirapolvere automatico…!

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Yang mi spiegò che era una famigliola di topolini che viveva nel giardino del ristorante e che ogni sera “aiutava” i suoi colleghi a fare le pulizie di fine servizio mangiando tutto quello che trovava sulla moquette; terminato il loro “lavoro” da impresa di pulizie, rientravano disciplinatamente nella loro tana nel giardino! Meravigliosa Cina degli anni ’80!
Quella notte dormii sognando della rivoluzione culturale e del criceto che avevo a casa in Italia, ignaro della bellezza e della particolarità del viaggio che avrei intrapreso l’indomani sul treno Shanghai-Changsha, ma questo farà parte del prossimo episodio che potrete leggere presto!

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