Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 13

copertina tai pan 13

Scritto da Tai Pan

Tutti coloro che non avessero ancora letto gli episodi precedenti, lo possono fare cliccando sul link “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

Hong Kong

Il terzo giorno, quindi, partimmo da Canton. Devo dire che l’idea di rientrare in Italia da un lato mi piaceva ma dall’altro mi creava una inaspettata tristezza all’idea di lasciare la Cina. Ma ricordai a me stesso che quello poteva essere stato, come poi in effetti fu, il primo di una lunga serie di viaggi di lavoro per cui riuscii a tenere a bada il mio dispiacere per il distacco da quel magico paese. L’aereoporto di Canton era meglio attrezzato di quello di Changsha anche perché aveva molto più traffico sia di passeggeri che, quindi, di aerei.aereoporto 1983Contrariamente a quello della linea Changsha-Canton, il nostro aereo per Hong Kong era a reazione e non a elica per cui mi tranquillizzai da quel punto di vista, anche se “temevo” l’atterraggio ad Hong Kong, dopo l’esperienza in tal senso di cui vi ho raccontato nel primo episodio.

Quando l’aereo decollò, mi accorsi che stavo ripercorrendo fedelmente tutto ciò che mi era accaduto durante quel mio primo soggiorno nella Cina Popolare del 1983, dall’indimenticabile risveglio del primo giorno con la piazza del Tai Ci Chuan alla mia prima negoziazione commerciale, dalla esilarante situazione che si era creata nella toilette dell’ente governativo all’altrettanto esilarante e anche grottesco episodio del collega sugli autobus di Shanghai nell’ora di punta, ma quello che più mi emozionava nel ricordarlo, era l’incontro con il responsabile di sala del ristorante del Jin Jiang Club; stavo rivivendo il suo struggente racconto di ciò che gli era accaduto durante la Rivoluzione Culturale, di cui vi ho raccontato nell’episodio 8, e questo mi procurava una forte emozione che mi fece giurare a me stesso che, quando sarei ritornato a Shanghai, sarei andato a trovarlo al ristorante.

Immerso in tutta questa “folla” di pensieri e sensazioni, quasi non mi accorsi che avevamo iniziato la discesa per l’atterraggio ad Hong Kong.Hong Kong 1980s (3)Come era capitato con l’atterraggio del primo episodio, l’aereo, sfiorando e schivando i palazzi, atterrò senza problemi ed io tirai un sospiro di sollievo.kai tak 3kai tak 1Era inizio mattina ed il volo per l’Italia partiva la sera alle 22.40 quindi avevamo diverse ore per andare in giro ad Hong Kong, la qual cosa non mi dispiaceva affatto perché ero molto curioso di vedere e conoscere questa altra importante realtà del far-east.Hong Kong 1980 (2)Avevamo già programmato, sulla base dei suggerimenti di chi ci era già stato, le diverse “tappe” della giornata: al mattino passeggiata e shopping a Kowloon, poi pranzo al “mitico” Mandarin Hotel, e poi ancora passeggiate e shopping nel pomeriggio, prima di rientrare in aeroporto per il volo della sera.

La vitalità e la frenesia operosa che si respirava nelle strade era coinvolgente e trascinante e trovai assolutamente “calzante” la simpatica definizione di Hong Kong che mi avevano dato alcuni amici prima che io partissi: “Una città dove ogni giorno una metà delle persone vende qualcosa e l’altra metà acquista.”hk 2Le strade erano “brulicanti” di persone, sia abitanti che turisti come noi, e alzando la testa quasi non si vedeva il cielo tante erano le “innumerevoli” insegne degli “innumerevoli” negozi che vendevano un “innumerevole” varietà di prodotti.hk 8Quelli elettronici la facevano da padroni, impianti stereo-macchine fotografiche, orologi, ma, io che sono da sempre un appassionato di musica, trovai anche diverse cassette (eh si, a quei tempi “arcaici” noi “giovani” di allora e “vecchietti” di oggi ascoltavamo la musica dalle cosiddette “casette” perché ancora non esistevano cd,dvd,mp3 etc) interessanti di artisti e gruppi internazionali che in Italia non erano reperibili.hk 10hk 9Ogni tanto, sentendo il rumore degli aerei, alzavo istintivamente la testa e vedevo passare gli aerei in fase di atterraggio a tal punto vicini alle cime dei palazzi che sembrava stessero precipitando.thegoldenscope8Andammo al “mitico” Mandarin Hotel per pranzo e quando fui dentro mi resi conto perché lo definivano così.Hong-Kong-Mandarin-Oriental-Jan-2011-48Stupendo con i suoi marmi ed i suoi arredamenti extra-lusso, l’interno era popolato di persone tutte molto eleganti che, notai, avevano anche una certa “sgradevole” altezzosità nei comportamenti, soprattutto nei riguardi del personale cinese del ristorante, il che mi dette non poco fastidio!1280px-Mandarin_Oriental_Hong_Kong_LobbyDopo l’ottimo pranzo con un ottimo servizio, facemmo una visita alla pagoda dell’Ocean Park, la quale, molto francamente, pur bella non mi entusiasmò granchè dopo le stupende costruzioni di quel genere che avevo visto in Cina.Serene Scenery
Infine facemmo una “puntatina” in quello che a me, giovane del 1983, apparve, come in realtà era per l’Italia di quei tempi, come una cosa all’avanguardia e avveniristica: La “Shopping Mall” che non era altro che quello che noi oggi chiamiamo comunemente Shopping Center.Times Square shopping mallRimasi impressionato da quella struttura grande e ben organizzata nella quale, mi spiegarono, nel periodo più caldo dell’anno, molte famiglie cinesi al completo andavano semplicemente per godere degli ottimi impianti di aria condizionata.Hong-Kong-Shopping-MallGiunse “velocemente” la sera e, quindi, rientrammo al Kai Tak Airport per fare il check-in.kai tak 4Dopo di ciò, nell’attesa che chiamassero l’imbarco del nostro volo, iniziai a riflettere e a fare un “bilancio” di quella prima esperienza in quell’enorme paese a me fino ad allora totalmente sconosciuto e mi resi conto di quanto mi avevano “arricchito” quei giorni, di quanto mi avevano cambiato interiormente e mi sembrò di essere diventato anche più maturo! In effetti quel viaggio e tutto ciò che avevo visto ed ascoltato avevano cambiato completamente la prospettiva dalla quale vedevo la vita ed ebbi la certezza di essermi “perdutamente” innamorato della Cina e del suo popolo, delle loro tradizioni e della loro cultura.

Quando il Jumbo della Cathay Pacific decollò, aveva a bordo un giovane italiano, un Gweilo per dirla alla cinese, che era quasi dispiaciuto di tornare a casa, dispiacere che fu subito mitigato dalla promessa che fece a se stesso di tornare al più presto in quella splendida ed unica scuola di vita che era la Cina Popolare degli inizi anni ’80!

Quindi cari amici, arrivederci alla prossima settimana!

(Tutte le foto sono prese da Google.com, e appartengono tutte a coloro che le hanno scattate)

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