Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 15

copertina tai pan 15

Scritto da Tai Pan

Tutti coloro che non avessero ancora letto i precedenti episodi, possono farlo cliccando sul link “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

Episodio 15 – Alla scoperta del mondo della seta

Come vi dicevo nel precedente episodio, quel viaggio era incentrato principalmente sui prodotti realizzati in seta, ed in particolare capi di abbigliamento intimo/notte come vestaglie, camicie da notte, pigiami e sottovesti. La China National Silk Import Export Corporation Shanghai Branch, ente governativo preposto al commercio internazionale dei prodotti di seta, si avvaleva delle produzioni specialistiche dello Zhejiang e questo era il motivo del mio viaggio in questa area che, a parte gli aspetti produttivi, presentava delle bellezze naturali veramente uniche.

zhejiang 2

Oltre a queste, esisteva una notevole quantità di allevamenti di bachi da seta e, quindi, grazie all’abbondanza di materia prima, molte fabbriche di abbigliamento erano specializzate in produzioni realizzate con questa fibra nobile.

baco 4baco 2Raw-Silk-Yarn

Personalmente, prima di allora, non avevo alcuna conoscenza di quest’ultima, anche se in Italia in passato c’era stata una grande tradizione sia riguardo gli allevamenti dei bachi che al trattamento e utilizzo tessile di questo materiale, quindi per me, ancora una volta, si trattava di scoprire un mondo totalmente nuovo e di imparare tante cose, la qual cosa era uno dei principali aspetti che rendeva assolutamente affascinante quel lavoro.

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Come vi ho raccontato nell’episodio 11, avevo già conosciuto delle fabbriche nella provincia dello Hunan che erano specializzate in produzioni di capi realizzati con il ramie, una fibra simile al lino, e trovai molte similitudini con le fabbriche specializzate in seta dello Zhejiang. Queste ultime, come nello Hunan, erano anch’esse organizzate con il reparto ricami che era formato da donne che provenivano dalle campagne e che vivevano e dormivano nelle fabbriche durante i periodi di produzione, per poi ritornare a casa ad occuparsi dei campi con le loro famiglie.

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Chiesi ed ottenni di potere vedere e conoscere tutte le fasi del processo produttivo, a partire dal baco fino ad arrivare ai telai e alle attrezzature che producevano poi il filato ed i tessuti e questa mia richiesta mi fece guadagnare il rispetto e l’ammirazione sia dei funzionari dell’ente governativo che dei responsabili delle fabbriche che erano abituati a freddi e distaccati gweilo/business man che pensavano esclusivamente a trattare gli affari senza mostrare alcun interesse per tutto quello che c’era alla base degli stessi.

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Tutto ciò creò una notevole empatia fra di noi e contribuì ancora di più a rendere piacevole tutto quello che facevo; coglievo nei miei interlocutori cinesi il piacere di spiegarmi e mostrarmi tutti quei piccoli/grandi “segreti” del loro lavoro e colsi che lo facevano con grande passione e competenza.

In effetti mi resi conto che stavano mostrandomi con orgoglio la loro storia e le loro tradizioni ed il mio sincero e spontaneo interesse era per loro come una metaforica “carezza” da parte di questo anomalo gweilo che non era interessato solo agli affari.

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Mi sentii proiettato nel loro mondo, nel mondo della seta, circondato dagli infaticabili bachi, piccoli esseri che producevano un materiale così particolare e pregiato e tutto ciò creò ancora una volta quella unica e irripetibile magia che io vivevo intensamente ogni volta che ero in Cina.

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Quei 2 giorni ad Hangzhou furono una delle tante “perle” dei miei viaggi di quegli indimenticabili anni: svegliarsi la mattina, aprire la finestra della camera della Guest-House nella quale alloggiavo e sentire entrare il profumo del lago, sentirsi circondato e in un certo senso protetto dal resto del mondo da quella lussureggiante vegetazione, sentirsi come fuori dal tempo ed avvertire una sorta di pace e serenità interiore che ti fa provare una stupenda sintonia con l’universo, queste erano le meravigliose sensazioni che quei giorni mi regalarono.

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Ma la conclusione di quel soggiorno nella magica Hangzhou fu ancora più indimenticabile. L’ultima sera avevamo cenato con i responsabili delle 2 fabbriche che avrebbero realizzato le produzioni di capi in seta ed avevamo salutato tutti calorosamente, augurandoci reciprocamente di rivederci al più presto.

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Il mattino della nostra partenza, dopo avere fatto colazione, presi il mio bagaglio e mi diressi al piano terra; arrivatovi pagai il conto alla reception e quando mi voltai per uscire, rimasi senza parole: c’erano ad attendermi i 2 capi e i 2 vice delle 2 fabbriche che avevo visitato, persone con le quali ci eravamo già “abbondantemente” salutati la sera precedente, i quali, mi dissero con l’aiuto dell’interprete, avevano deciso di venire a consegnarmi 2 regali, uno per ciascuna fabbrica, come segno di ringraziamento, dissero testualmente, “per la sensibilità ed il rispetto che avevo dimostrato per loro ed il loro lavoro”, roba da far “aprire” le ghiandole lacrimali degli occhi…! Infatti sentii che l’emozione stava per sopraffarmi e feci uno sforzo sovrumano per trattenere le lacrime per l’emozione che mi regalarono quelle persone, anche se avvertii che gli occhi mi erano diventati umidi! I 4 delle fabbriche se ne accorsero e, incredibile a dirsi, li vidi fare una cosa che ancora oggi ho davanti agli occhi; indietreggiarono di 2 passi e mi fecero un sorriso accompagnato da un lievissimo e meraviglioso reclinare della testa che riempì il mio cuore allora come oggi che ve lo racconto!

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Partimmo quindi e mentre rientravo nella metropoli Shanghai, mi accorsi che non vedevo l’enorme massa di cemento che la caratterizzava perché avevo ancora gli occhi “pieni” del lago di Hangzhou!

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La prossima settimana vi racconterò di alcuni altri divertenti e singolari accadimenti a Shanghai, durante i pochi giorni in cui vi rimasi prima di partire per Pechino, quindi a presto!

(Tutte le foto sono prese da Google.com, e appartengono tutte ai rispettivi proprietari originali)

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