Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 16

copertina tai pan 16

Scritto da Tai Pan

Tutti coloro che non avessero ancora letto gli episodi precedenti, possono farlo cliccando su “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

Episodio 16 – I vicoli di Shanghai

Dopo il nostro rientro dalla splendida Hangzhou, il programma prevedeva 4 giorni a Shanghai, prima di partire per Pechino. Finalmente avrei avuto la possibilità di vedere la capitale, e questo mi metteva addosso un grande euforia. Ero a tal punto “preso” dall’idea di Pechino, che la prima notte a Shanghai mi addormentai fantasticando sulla capitale ai tempi degli imperatori e questo ebbe effetto sul mio sonno: sognai nuovamente di essere in compagnia di Dirk Struan, il Tai Pan di James Clavel, e nel sogno entravamo nella Città Proibita per incontrare i consiglieri dell’Imperatore per discutere di una concessione relativa al commercio di thè e spezie.

città proibita

Il sogno fu così intenso e veritiero che il giorno dopo, quando mi sveglia, presi degli appunti per paura di dimenticarmelo, come avviene di solito. Mentre annotavo le fortissime emozioni che mi aveva procurato quel sogno, ero seduto alla scrivania della mia camera al Peace Hotel, ed essendo questa scrivania a ridosso della finestra, avevo davanti agli occhi, erano circa le 6 del mattino, uno di quei “quadri” della Cina Popolare degli anni ’80 che sono indelebilmente “stampati” nella mia memoria: sotto di me il Bund era già animato e pieno di persone sia a piedi che in bicicletta al punto che mi chiesi se non avessi sbagliato a guardare l’orologio.

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Oltre la strada si snodava il fiume Huangpu e nella timida luce dell’alba, attraverso una leggera nebbia, vedevo una quantità enorme di barche di tutte le dimensioni che lo navigavano, molte delle più piccole di queste con una lanterna, che credo fosse ad olio, appesa in modo da segnalarne la presenza alle altre imbarcazioni. I battelli di una certa dimensione, oltre alle luci di segnalazione che erano però costituite da lampadine, emettevano a intervalli regolari suoni, sempre di segnalazione per le altre imbarcazioni, con una sorta di sirena e tutto ciò contribuiva ad evitare collisioni fra i natanti nonostante l’enorme “traffico”.

huangpu river

In quei giorni ebbi modo, a parte delle estenuanti trattative di affari, di recarmi al Jin Jiang Club, del quale vi ho parlato nell’episodio 8, non tanto per l’ottimo cibo che servivano ma, bensì, per incontrare nuovamente il mio amico Yang, capo sala del ristorante. Quello che lui fece, quando mi vide entrare insieme agli altri operatori italiani, fu al tempo stesso emozionante ed imbarazzante: la sala era piena per la cena e lui stava parlando con i numerosi ospiti seduti ad un tavolo dove capii che stavano festeggiando qualcosa, ma, quando mi vide, si allontanò immediatamente da questi e mi venne incontro all’ingresso con un grande sorriso, mi dette il benvenuto e si occupò personalmente di accompagnarci al tavolo, non senza avere chiamato con un lievissimo cenno della testa 3 camerieri che si precipitarono al nostro tavolo e, insieme a lui che lo fece a me, scostarono la sedia dal tavolo a ciascuno di noi per farci sedere. Tutto ciò, sapendo io che lui lo faceva non tanto per dovere professionale ma per quella spontanea e stupenda empatia che si era creata fra di noi, mi emozionò riscaldandomi il cuore ed lo comunicai a Yang con un sorriso. Ma quando distolsi lo sguardo da lui per dare un’occhiata alla sala, fui preso da un forte imbarazzo: mi accorsi che tutti gli ospiti degli altri tavoli guardavano verso di noi parlando sotto voce fra di loro e seppi dopo che, dato che a quei tempi i rapporti interpersonali fra cinesi e stranieri erano rarissimi se non inesistenti, tutti avevano pensato che io fossi una persona molto importante alla quale il capo sala rendeva omaggio!

Durante quei giorni a Shanghai ci furono altri 2 accadimenti speciali, uno divertente e l’altro emozionante e pieno di insegnamenti.

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Un pomeriggio che non avevamo particolari impegni, ottenemmo che uno dei funzionari commerciali dell’ente governativo commerciale ci accompagnasse in una visita ai vicoli della città vecchia.

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In quella occasione scoprii tante similitudini fra quella realtà e la mia città natale, Napoli. Quelle stradine strette nelle quali il sole faceva fatica ad entrare sia per le costruzioni una a ridosso dell’altra che per la grande quantità di indumenti stesi ad asciugare su delle corde sottili fissate in alto ai 2 lati della strada, mi ricordavano i vicoli del centro storico di Napoli, vicoli nei quali, come nella Shanghai del 1983, le persone vivevano la strada come uno spazio comune di aggregazione nel quale chiacchierare e mangiare.

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Ed ecco l’accadimento emozionante: un anziano che, seduto su di una sediolina, era intento a mangiare del riso con verdure da una ciotola fumante, quando vide che ci eravamo fermati ad osservarlo, si alzò e sorridendo chiamò quella che poi seppi essere la moglie dicendole qualcosa della quale capii solo la parola gweilo. La signora uscì e insieme al marito ci disse qualcosa, che ovviamente non capimmo ma che poi dopo che tutto si era concluso il nostro accompagnatore ci tradusse, ed allora uno degli italiani che erano con me, evidentemente un imbecille vittima di pregiudizi e preconcetti assurdi, pensò che stessero chiedendoci dei soldi dato che , sempre secondo l’imbecille, rappresentavamo gli stranieri “ricchi” di fronte a delle persone povere, per cui fece per prendere dei soldi dalla sua tasca.
Mentre stava aprendo il portafogli per prendere una banconota da “elargire” magnanimamente, dicendomi testualmente “poveretti diamogli qualcosa”, la signora, che era rientrata in casa, uscì di nuovo con una specie di vassoio di paglia intrecciata sul quale c’erano 3 ciotole fumanti con riso e verdure e ce lo offrì sorridente dopo un cenno di assenso con il marito! Incredibile ma vero, l’imbecille aveva pensato che, dato il loro aspetto un po’ dimesso, quelle persone, avendo visto dei gweilo, gli stavano chiedendo una sorta di elemosina! Invece il signore aveva interpretato il nostro sguardo come quello di chi avrebbe gustato volentieri quello che stava mangiando lui ed aveva quindi detto alla moglie di offrire anche a noi, persone di passaggio che non aveva mai visto, una ciotola di riso.

Questo accadeva nei vicoli della Shanghai del dopo rivoluzione culturale, in una Cina dove la gente non viveva certo agiatamente ma, comunque, era pronta a dividere con uno straniero sconosciuto e di passaggio il proprio pasto.

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Dopo che il nostro accompagnatore cinese ci ebbe spiegato il tutto, gustammo il riso offertoci e dopo saluti e sorrisi con la coppia di anziani che aveva dato una lezione di vita all’imbecille che voleva fargli l’elemosina, ci dirigemmo verso l’albergo e all’esterno dello stesso ci capitò un altro episodio che ricordo come fosse oggi: eravamo fermi davanti all’ingresso del Peace Hotel e stavamo, io e i miei 2 compagni italiani di viaggio, osservando i piani alti della costruzione che era dall’altro lato della Nanking Road discutendo sullo stile architettonico della stessa.

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Il nostro chiacchiericcio, unito al nostro gesticolare indicando la costruzione, il tutto “condito” dal fatto che eravamo dei gweilo, attirò l’attenzione di 2 cinesi di passaggio che si fermarono al nostro fianco alzando anche loro la testa e lo sguardo nella stessa direzione dei nostri, incuriositi e desiderosi di capire di cosa stessimo discutendo.

Ricordate che nei primi episodi vi avevo già raccontato della “mitica” Nanking Road percorsa a tutte le ore da una quantità inimmaginabile di persone?

Shanghai Nnkg Road TP II A+

Bene, trascorso forse meno di un minuto, le persone che si erano fermate anche loro a guardare come noi il palazzo di fronte erano già diverse decine, e tutte seguivano incuriosite il nostro sguardo per capire cosa interessasse tanto a quei 3 gweilo! Non ricordo bene quanto tempo ancora passò, forse un minuto o 2 e l’assembramento era diventato tale che occupava tutto il marciapiedi costringendo il serpentone umano in continuo movimento a fermarsi. Incredibile ma vero, avevamo creato un vero e proprio ingorgo pedonale! La cosa ci divertì non poco fino a quando non sentimmo una frenata di auto improvvisa e vedemmo scendere da una sorta di jeep con i colori militari, che sembrava uscita da un film sulla II guerra mondiale, 3 persone in divisa che si fecero a fatica largo fra la folla. Quando uno dei 3, urlando delle cose per me ovviamente incomprensibili, si mise spalle a noi e rivolto verso la folla appoggiò la mano sulla fondina della pistola, la folla si aprì come per magia e poi lentamente si disperse. I poliziotti poi ci spiegarono che, avendo notato l’assembramento anomalo, si erano fermati con l’auto e quando poi avevano notato la nostra presenza, avevano temuto che fosse accaduto qualcosa di grave a dei gweilo per cui erano intervenuti prontamente.

Insomma, involontariamente, avevamo creato un problema di ordine pubblico solo perché avevamo attirato l’attenzione e la curiosità dell’enorme massa in continuo movimento sui marciapiedi! Tutto accadde anche perché a quei tempi in Cina Popolare i gweilo erano pochissimi e, quindi, suscitavano una morbosa e innocente curiosità nei cinesi che li incontravano!

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Dopo pochi giorni saremmo partiti per Pechino quindi la prossima settimana vi racconterò della splendida e affascinante capitale! A presto!

(Tutte le foto sono prese da Google.com, e appartengono tutte ai rispettivi proprietari originali)

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