Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 19

copertina tai pan 19

Scritto da Tai Pan

Tutti coloro che non avessero ancora letto i precedenti episodi, lo potranno fare cliccando su “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

EPISODIO 19 – DALIAN, IL MARE E LE INFLUENZE RUSSE

Dopo le indimenticabili visite ai monumenti di Pechino e dintorni, mi diressi su Dalian, città sul mare della provincia del Liaoning, a nord-est di Pechino.

Mi recavo in quell’area perché vi si trovava una specifica tipologia di seta chiamata Tussah, con caratteristiche differenti da quella denominata Mulberry, utilizzata prevalentemente nel centro-sud della Cina.

Come avevo già imparato durante le mie precedenti visite, ogni provincia cinese con le sue città (la denominazione provincia è assolutamente riduttiva poiché ciascuna di esse aveva mediamente una popolazione di circa 50 milioni di abitanti, più o meno la popolazione di tutta l’Italia degli inizi anni ’80) aveva delle caratteristiche specifiche che le conferivano un “look” ambientale ed architettonico/urbanistico diverso dalle altre.

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Shanghai, metropoli già allora frenetica, con marcate influenze architettoniche anglosassoni, dovute al periodo in cui era stata una concessione del Regno Unito.

Changsha, una cittadina rurale di una provincia interna come lo Hunan, dove era nato Mao Zedong, con forte connotazione contadina.

Pechino, grande, maestosa e “piena” di storia come solo una capitale può essere.

Canton, città tipica del sud, pulsante, viva e un po’ caotica, già a quei tempi normalmente abituata alla presenza degli stranieri grazie alla sua posizione geografica non lontana dalla allora colonia inglese Hong Kong.

Dalian, una volta atterrati e mentre in auto mi recavo in albergo, mi era apparsa subito con una sua marcata “personalità: tipica cittadina di mare con relativo porto, ordinata anche perché evidentemente costruita con criteri urbanistici semplici e schematici.

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Essendo io nato e vissuto per oltre 20 anni in una città di mare come Napoli, mi piacque subito e la vista del mare mi fece sentire immediatamente a mio agio.

Lo dissi al funzionario dell’ente tessile locale che era venuto a prendermi all’aereoporto e mi stava accompagnando in albergo e lui, gentilissimo, mi promise che mi avrebbe fatto vedere il mare da vicino, visitando la costa.

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Arrivato in albergo, mi registrai alla reception e presi possesso della camera, un ambiente assolutamente semplice ed essenziale; il letto, un piccolo armadio per riporre gli abiti, 2 sedie e un piccolo tavolino che fungeva da scrivania ed il bagno, che, mi spiegò il funzionario, era quasi un privilegio perché molte camere non lo avevano all’interno.

Insomma, nulla a che vedere con gli alberghi dove ero stato a Pechino, Shanghai e Canton, ma simile a quello di Changsha nello Hunan.

Guardandomi intorno mi accorsi che agli angoli delle pareti c’erano a terra una specie di bustine che mi incuriosirono.
Avevano uno strano odore e, quindi, feci per uscire dalla camera per chiedere spiegazioni all’inserviente del piano che, scoprii dopo, aveva una sua postazione fissa nel corridoio.

Con mia grande meraviglia mi accorsi che non avevo la chiave all’interno della porta; pensai che il ragazzo che mi aveva accompagnato in camera avesse dimenticato di lasciarmela e feci per aprire la porta ma ebbi la seconda sorpresa: era chiusa!

Cominciai ad innervosirmi ed a alta voce chiesi aiuto sbattendo le mani sulla porta. Sentii immediatamente un rumore in corridoio e dopo pochi secondi qualcuno dall’esterno aprì con la chiave la porta; era l’inserviente del piano.

Gli chiesi spiegazioni per la porta ma lui mi disse in un inglese molto stentato, più del mio il che è tutto dire, che c’erano sul tavolino/scrivania dei fogli nei quali la direzione dell’albergo spiegava il regolamento per gli ospiti.

Quando lo lessi, con l’inserviente che non si mosse dalla soglia della porta, rimasi a bocca aperta! Il regolamento prevedeva che gli ospiti, una volta rientrati nella camera, vi fossero chiusi a chiave dall’inserviente il quale, evidentemente alternandosi a turni con dei colleghi, era a disposizione 24 ore al giorno nella sua postazione nel corridoio!

Ero furioso e scesi al piano terra per protestare con la reception dove gli impiegati, di fronte alle mie rimostranze, erano molto imbarazzati e chiamarono il direttore il quale con modi affabili, consoni al suo ruolo, mi fece accomodare nel suo ufficio.

Mi offrì da bere e mi chiese se i funzionari dell’ente tessile locale mi avevano spiegato le regole che dovevano essere rispettate dai pochissimi stranieri che si recavano a Dalian a quei tempi.

Gli risposi che non mi era stato detto nulla ed allora il direttore mi spiegò: Dalian e la provincia del Liaoning, essendo in una posizione geografica strategicamente molto particolare, non lontani dalla Corea, dal Giappone e dalla Russia, erano per questo parte importante del sistema militare di difesa cinese e quindi, a quei tempi, nessuno straniero poteva circolare liberamente, se non in presenza dei funzionari degli enti commerciali che avevano rapporti con loro e che ne erano quindi responsabili a tutti gli effetti! Incredibile ma vero!

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Seppi poi che i funzionari dell’ente commerciale non mi avevano detto nulla perché erano imbarazzati e temevano che i nostri affari ne potessero risentire.

Mi spiegarono anche che le bustine che erano a terra negli angoli della camera contenevano veleno per topi; a tal proposito mi ricordai della graziosa famiglia di topolini che avevo visto a Shanghai al Jinjian Club (episodio 8) e di Ugo, il criceto che avevo da ragazzo e che mi teneva compagnia scorazzando sulla scrivania mentre studiavo per cui quando tornai in camera tolsi le bustine di veleno da terra e le chiusi nel mobiletto del bagno!

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In quel periodo mi capitava spesso di fare, durante il sonno della notte, dei sogni strettamente legati agli avvenimenti reali che mi erano capitati in giornata ed infatti quella notte, dopo le spiegazioni del direttore, sognai che ero una spia dei servizi segreti italiani in viaggio a Dalian per raccogliere informazioni riguardo il sistema di difesa militare cinese di quell’area e che il funzionario dell’ente tessile lo aveva capito e mi aveva denunciato.

Sognai anche che mi portarono in una prigione militare, dove ero in attesa di essere interrogato,terrorizzato a quell’idea… Ma il sogno si interruppe bruscamente per il suono della sveglia, era mattino ed io, con estremo sollievo per essere ritornato ad essere un uomo di affari del settore tessile, annotai fedelmente anche quel sogno per evitare di dimenticarlo.

Furono 2 giorni tranquilli, distensivi, durante i quali conclusi dei favorevoli contratti di acquisto di capi di abbigliamento realizzati con la seta Tussah, ebbi modo di fare un giro per la città, potendone apprezzare le caratteristiche architettoniche con chiare influenze filorusse e visitai, regolarmente accompagnato e quindi sorvegliato dai funzionari dell’ente commerciale, anche la costa.

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Le spiagge erano assolutamente deserte, non per motivi climatici o di stagione ma solo perché allora il concetto di “vacanze, “ferie”, non esisteva nella vita della Cina Popolare che stava iniziando a compiere la sua “scalata” alle posizioni di prestigio e potere nel mondo, scalata che si è conclusa recentemente con il sorpasso agli Stati Uniti che sono diventati la seconda potenza economica del nostro pianeta dopo la Cina che ha raggiunto il primo posto.

Ma tutto ciò è avvenuto nel terzo millennio, mentre allora, nell’autunno del 1983, la Cina Popolare post Mao muoveva i primi passi in questa direzione e, quindi, manteneva inalterato il suo affascinante aspetto di paese quasi inesplorato, tutto da scoprire, ed il giovane gweilo italiano, che allora ero, ebbe ancora per diversi anni il privilegio di viverla e conoscerla così come era, povera ma dignitosa, stremata dai grandi sacrifici ma caparbia e volitiva, esattamente come il suo ammirevole popolo che mi ha insegnato a vivere, oltre che a commerciare, e che, tutt’oggi, oltre che nel mio cuore, è nella mia anima!

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La prossima settimana vi racconterò del mio meraviglioso viaggio nella provincia del Fujian, nel sud della Cina, e delle sue uniche e stupefacenti bellezze naturali e culturali quindi, come sempre, a presto!

(Tutte le foto sono prese da Google.com, e appartengono tutte ai rispettivi proprietari originali)

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