Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 21

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Scritto da Tai Pan

Coloro che non avessero ancora letto gli episodi precedenti, possono farlo cliccando su “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

EPISODIO 21 – SHANGHAI E LA “POLITICAL-EXAMINATION”

Dopo lo splendido e rilassante soggiorno nel Fujian, dove, come vi ho raccontato nel precedente episodio, per una serie di coincidenze e disguidi avevo finito col fare il turista anziché l’uomo di affari, arrivai a Shanghai, la viva, pulsante accattivante e caotica Shanghai, dove dovevo fermarmi per diversi giorni per trattare alcuni affari.

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Essendo al mio terzo viaggio in meno di un anno, i funzionari del consolato cinese in Italia mi avevano consigliato di chiedere il visto annuale, utile agli uomini di affari come me perché permetteva di entrare ed uscire dalla Cina quante volte si voleva, nell’arco dei 12 mesi, senza dovere ogni volta rifare la pratica per il visto.

Seguii il loro consiglio e lo richiesi subito, anche se mi spiegarono che ci sarebbero voluti alcuni mesi per cui mi concessero il solito visto per un singolo viaggio.

Chiesi anche consigli e indicazioni a dei colleghi italiani che avevo conosciuto in Cina e mi spiegarono un aspetto del visto annuale che mi lasciò perplesso: mi dissero, in via confidenziale perché non erano informazioni ufficiali, che il visto veniva concesso, per motivi di sicurezza nazionale, solo dopo che il “relativo apparato” del governo aveva svolto approfondite indagini sulla persona, indagini che comprendevano anche una “politic-examination”, anch’essa non ufficiale e che quindi si sarebbe svolta direttamente in Cina, durante uno dei miei viaggi, ed in un modo assolutamente informale e non facilmente identificabile da parte mia; quest’ultimo metodo era utilizzato, mi spiegarono ulteriormente i colleghi che andavano in Cina da anni, perché il governo cinese voleva avere delle risposte vere e sincere e, secondo me giustamente, difficilmente le avrebbe ottenute dai gweilo se questi avessero saputo di parlare ufficialmente con un funzionario del governo.

Blick nach S

La cosa mi sembrò strana, inusuale e anche un po’ invasiva, ma poi, preso dalle questioni di lavoro, avevo abbandonato quel pensiero e avevo praticamente dimenticato il tutto, pensando che quello strano colloquio ufficioso, se era vero quello che mi avevano detto, sarebbe avvenuto chissà quando…ma mi sbagliavo!

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Ero a Shanghai da 3 giorni e, dopo estenuanti, lunghe ma proficue trattative commerciali , giunse la domenica ed io mi stavo godendo l’ozio, il non far niente assoluto.

Alloggiavo ancora al Peace Hotel, all’angolo fra la Nanking road ed il Bund e dopo il pranzo andai al bar dell’albergo, dove c’era molta gente che beveva e chiacchierava; inoltre c’era un piccolo gruppo di musicisti che suonavano una musica rilassante ed io, dopo avere ordinato una coca cola, aprii il libro che avevo con me ed iniziai a leggere, visto che ero da solo e non avevo quindi con chi conversare.

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Passato qualche minuto, dopo che il cameriere mi aveva servito la bibita che iniziai a sorseggiare, mentre ero concentrato sulla lettura, sentii una voce maschile affabile e gentile che mi diceva in un ottimo inglese: “Mi scusi se la disturbo signore, posso farle una domanda?”

Distolsi lo sguardo dal libro e vidi in piedi, di fronte a me, un signore cinese di mezza età, con un’aria distinta ma dimessa. Istintivamente mi ispirò simpatia e, quindi, gli risposi sorridendo che certamente poteva farmi una domanda.

Lui sorrise a sua volta e, rimanendo in piedi, mi chiese cosa ne pensavo della sua pronuncia della lingua inglese. Gli dissi che, anche se non ero inglese e conoscevo la lingua in modo superficiale, la sua pronuncia mi sembrava ottima, quasi da madrelingua.

Lui sorrise nuovamente ed iniziò a spiegarmi che stava prendendo lezioni di lingua inglese e che, non essendoci in giro molti stranieri con i quali fare pratica, la domenica cercava di incontrarne al Peace Hotel, dove lavorava un suo nipote.

Dato che la conversazione continuava piacevolmente, lo invitai a sedersi con me e gli offrii da bere. Iniziammo a parlare di un po’ di tutto e lui mi chiese dell’Italia della mia vita nel mio paese e della mia famiglia.

Chiacchieravamo già da un’ora e lui, come un bambino curioso mi chiese della situazione politica, delle mie opinioni riguardo il governo e i vari partiti italiani.

Gli spiegai che non ero appassionato di politica e che preferivo concentrarmi sugli affari e sul mio futuro che stavo allora costruendo attraverso il mio nuovo lavoro con la Cina Popolare.

Gli raccontai di quanto ammirassi il popolo cinese e di quanto mi piacessero, a parte gli affari, i viaggi che facevo periodicamente nel suo paese, insomma conversammo affabilmente per circa 2 ore. Alla fine ci salutammo cordialmente e per me la cosa era finita lì.

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Il giorno seguente, dopo un’altra estenuante giornata di trattative, invitai alcuni funzionari di un ente commerciale a cena al Jinjiang Club, dove c’era il mio amico responsabile di sala che rivedevo sempre volentieri, anche perché la cosa era reciproca.

Infatti mi accolse calorosamente e, dopo i saluti all’ingresso, mi accompagnò, come sempre, personalmente al tavolo. Entrando nella sala, notai un tavolo sulla destra dove erano seduti diversi uomini, tutti con abiti grigi, che erano intenti a parlare circondati dal fumo delle sigarette.

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Con sorpresa riconobbi il signor Zhang, quello che il giorno precedente aveva conversato con me al bar dell’hotel. Anche lui mi vide e si alzò per venirmi a salutare e nello stesso momento in cui si diresse verso di me notai che il mio amico capo sala del ristorante si irrigidì e lo guardò con la bocca quasi spalancata.

Alla fine della cena, quando eravamo rimasti solo noi, il mio amico del ristorante mi prese da parte con un’aria molto circospetta, e mi spiegò il tutto.

Il signor Zhang faceva parte dell’ufficio politico della municipalità di Shanghai ed in particolare si occupava da tempo della “supervisione” degli stranieri, pochi a quei tempi, che si recavano regolarmente e periodicamente nella metropoli!

Blick nach SE

Allora fu come se si fosse acceso improvvisamente un riflettore in una stanza buia: il giorno precedente, la domenica, a mia insaputa, avevo sostenuto la politic-examination di cui mi avevano accennato i colleghi in Italia e, quando ripensai a quello che avevo comunque spontaneamente detto, giunsi alla conclusione che avevo buone probabilità che avesse un esito positivo.

Ed infatti fu proprio così. Dopo alcune settimane dal mio rientro in Italia, fui contattato dal Consolato Cinese che mi informò che mi era stato concesso il visto annuale rinnovabile che veniva normalmente concesso agli uomini di affari che visitavano spesso la Cina per lavoro.

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Insomma il giovane gweilo, in quell’occasione, si sentì orgoglioso di avere “superato” l’esame parlando liberamente e spontaneamente di quello che lui era come persona e di quello che lui provava per la Cina e per i cinesi e si rese conto che il suo legame con entrambi si faceva sempre più stretto, la qual cosa gli faceva enormemente piacere!

La prossima settimana vi racconterò della prima volta che accolsi una delegazione commerciale cinese in Italia e di tutte le divertenti situazioni che si crearono con i componenti della stessa, non certo per motivi di lavoro ma bensì perché a quei tempi il governo cinese non permetteva facilmente viaggi all’estero se non raramente per motivi commerciali e, quindi, coloro che vennero in Italia si “scontrarono” con la cucina italiana. A presto!

(Tutte le foto sono prese da Google.com, e appartengono tutte ai rispettivi proprietari originali)

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